TFR a Previdenza Complementare: le nuove regole dal 1 Gennaio 2007

Dal 1 Gennaio 2007, con la nuova riforma previdenziale, il lavoratore dipendente può scegliere se lasciare il TFR maturando (TFR futuro) in azienda o destinarlo a forme pensionistiche complementari.

Come funziona?

Dal momento dell’assunzione, il dipendente ha 6 mesi per decidere. In assenza di una scelta esplicita nei termini previsti, le quote accantonate per il TFR si intenderanno tacitamente conferite a Previdenza Complementare (principio del silenzio-assenso).

 

Il datore di lavoro, in tal caso, deve trasferire il TFR futuro alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi (anche aziendali) o dai contratti collettivi o, in mancanza, alla forma alla quale abbia aderito il maggior numero di dipendenti, o ancora a FONDINPS (che è un’apposita forma pensionistica complementare istituita presso l’INPS).

 

Se il lavoratore sceglie esplicitamente di lasciare il TFR maturando in azienda, nulla cambia rispetto a prima. Questa scelta è reversibile. Non lo è quella di destinare il TFR a Previdenza Complementare.

 

Nelle aziende con più di 50 dipendenti, il datore di lavoro ha trasferito automaticamente l’intero TFR maturando al Fondo Tesoreria istituito presso l’INPS che assicura le stesse prestazioni previste per il TFR dal Codice Civile e provvede all’erogazione dello stesso sostituendosi al datore di lavoro. In tal caso, per il lavoratore, nulla è cambiato rispetto al passato.

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