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Previdenza complementare al giugno 2021

La previdenza integrativa è da sempre un tema al centro del dibattito pubblico. Una necessità, si dice, che deve affiancare la pensione pubblica, pena un drastico ridursi del proprio tenore di vita. Una necessità che purtroppo stenta ad essere percepita come tale. Le stime ufficiali ci dicono che gli aderenti alla previdenza complementare sono poco più di 8 milioni e mezzo: circa il 14% degli italiani. Se si considera la popolazione attiva (occupata) – che è poco meno di 23 milioni – il rapporto è comunque inferiore a quanto dovrebbe essere: in tal caso i lavoratori che aderiscono a un fondo di previdenza sono circa il 37% del totale. Sin qui alcuni dati sommari: ma vediamo più in dettaglio cosa riferisce la Covip, Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, nell’ultimo bollettino statistico, che riporta i dati allo scorso giugno 2021.

Previdenza complementare: dati statistici

Covip informa che le posizioni in essere, a fine giugno 2021, in relazione ai Fondi pensione aperti, chiusi e ai cosiddetti Pip risultano pari a 9 milioni e 480 mila unità. Da questo dato va scorporato quello relativo a chi ha aderito a più di una forma di previdenza integrativa. Il risultato finale ci dice che il numero di aderenti a forme di previdenza complementare risulta pari a 8 milioni e 565 mila unità. In sei mesi, dal dicembre 2020, si registra inoltre una crescita di adesioni dell’1,5% (138 mila unità in più).

Fondi pensione chiusi o negoziali

Il comparto dei fondi pensione negoziali o chiusi raccolgono a fine giugno 3 milioni e 310 mila adesioni, con una percentuale di crescita identica a quella relativa al dato generale (+1,5%). I fondi più attivi, in termini di raccolta, risultano essere quello degli edili, dei lavoratori del commercio e servizi, e del pubblico impiego, con oltre 27 mila adesioni in più rispetto alla fine dell’anno.

Fondi pensione aperti e PIP

I Fondi pensione aperti registrano un incremento di adesioni più marcato: il 3,1% in più rispetto alla fine dell’anno (50 mila nuove adesioni). Il totale delle adesioni per questa tipologia di soluzione previdenziale è di 1 milione e 678 mila unità. Anche i Piani Individuali di Pensione (PIP) crescono, ma solo dell’1,2% (49 mila unità in più), attestandosi ad un totale di adesioni complessivo pari a 3 milioni e 551 mila unità.

Un’analisi dei dati

Ciò che emerge chiaramente dai dati riportati è la maggior presa sul consumatore dei PIP rispetto alle altre due forme di previdenza integrativa. Ciò è probabilmente dovuto alla maggior spinta che tali soluzioni ricevono dalla rete di vendita, spinta che ovviamente non hanno e non possono avere i fondi negoziali. La considerevole remunerazione che generalmente garantiscono i PIP a chi li colloca sfavorisce anche i fondi aperti, meno costosi per l’aderente ma anche meno vantaggiosi per i venditori.

Il futuro fiscale della previdenza complementare

Riprendiamo qui un tema che abbiamo appena accennato poco tempo fa, relativo all’agevolazione fiscale che caratterizza la previdenza complementare. Nel nostro consueto appuntamento sulle novità assicurative, abbiamo dato conto di quanto ha approvato la Sesta Commissione permanente (Finanze e Tesoro) lo scorso 30 giugno. Il documento conclusivo suggerisce di riportare l’aliquota fiscale sui premi dedotti – oggi variabile dal 9% al 15% – a quella ordinaria dell’Irpef. In cambio, gli aderenti verrebbero agevolati esentando i prodotti di natura previdenziale dalla tassazione sulle plusvalenze maturate durante la fase di accumulo. Uno scambio certamente non alla pari che, se dovesse essere definitivamente approvato, toglierebbe sicuramente appeal a queste strategiche forme di risparmio.

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